Il Tempo del Lucumone e le Terre di Alvi ( Lu Lucumonh)

07.02.2026

di Pietro de Laurentiis

Quando il mondo era ancora giovane e i nomi nascevano dalle cose, Alvi fioriva tra gli alvei dei fiumi, ricca d'acqua e di passaggi, posta come snodo naturale tra le montagne e le vie degli uomini. Ma l'acqua, che dà vita, sa anche reclamare ciò che ha concesso: una grande frana squarciò la terra, travolse case e campi, e il paese, allora prospero, fu costretto a disperdersi. Da quella ferita nacquero più frazioni, come semi portati lontano dal vento. Tottea sorse poco distante, sotto semplici tettoie, piccoli ripari di legno e frasche, quale primo rifugio di chi aveva perso tutto. Il nome restò sempre quello, in memoria di un'origine umile e resiliente. Nerito prese il nome antico e profondo del figlio di Nereo, il vecchio del mare: "Come segno oscuro della forza dell'acqua: che scorre lenta per aiutare; e scorre impetuosa per farsi rispettare. Nerito racchiuse tutto il sapere nella forza del suo nome, un sapere che non si mostra mai del tutto, se non si torna ad Alvi.

Frattoli, infine, fu la parte spezzata di Alvi, la sezione franta che si allontanò dal cuore originario, portando con sé la nostalgia e la famosa campana di Alvi: quella campana che scandiva i tempi ai carbonai dispersi nei boschi. Quella capana che ancora oggi risuona tra i monti di quelle frazioni, ormai desertificate dalla diaspora economica conseguente all'abbandono della carbonella, che veniva utilizzata nella cottura dei cibi. Un storia nata per volere divino, che ora si collaca solo tra il mito e la leggenda, tra quelle pietre consunte dal tempo. Su queste terre vegliava il lucumone, giudice supremo, figura che non apparteneva più del tutto agli uomini né ancora agli dèi. La sua voce era legge, e la sua sede non era una casa, ma il paesaggio stesso. Il Mulino e il ColleIl lucumone riuniva il consiglio presso il Mulino dei Ferretti, là dove l'acqua girava senza fine, macinando grano e destini. Si dice che il mulino fosse il luogo in cui il tempo rallentava: chi entrava parlava sottovoce, perché le parole, come la farina, cadevano e si posavano per sempre. Quando il giudizio era maturo, il lucumone saliva al Colle di Giustizia, alla confluenza dello Zingano, del Rio Fucino e di altri corsi minori. Lì non vi erano pietre scolpite né troni: il tribunale era il cielo aperto. Tutti passavano di lì. Non esisteva la Strada Statale 80: per raggiungere il Lazio, le Umbrie e le altre regioni, uomini e animali dovevano attraversare il colle. La giustizia non poteva essere ignorata: stava sul cammino di tutti. La Banda della "Stringatura". In quel tempo nacque una banda, non solo di ladri, ma di figure quasi mitiche, ciascuna figlia del proprio paese. Da Tottea venne Lu Mazzh 'ifferrh, colui che vive sotto i ripari guardingo e agguerrito, capace di colpire duro, un uomo scaltro, capace di sparire in un attimo, come scompare un'ombra sotto al cespuglio. Da Nerito scese lu Cionch, che parlava poco e vedeva molto, come chi porta nel sangue il mare antico di Nereo. Da Frattoli giunse Lu Sticchihe, un uomo duro, cresciuto nel ricordo di un paese perduto, che aveva fatto della frattura la propria forza. A loro si unì uno straniero, proveniente da Cervaro: Il Viandante delle Vie, che conosceva i passaggi lontani e le rotte segrete. Fu lui a dare alla banda respiro e ardire… e fu lui, infine, a tradirla. Si dice che non lo fece per paura, ma per sete di ritorno: nessun uomo può vivere troppo a lungo senza una terra che lo riconosca. Il Giudizio e le Croci Catturata la banda, il lucumone convocò il giudizio. Il consiglio si tenne al Mulino dei Ferretti, dove l'acqua sembrò girare più lenta, come in attesa. La sentenza fu estrema: crocifissione. Non solo morte, ma esposizione, affinché la colpa fosse vista da tutti coloro che passavano. Sul Colle di Giustizia vennero innalzate le croci. Ancora oggi, si dice, sopravvivono i buchi nella pietra, dove i pali del supplizio furono infissi. Segni muti, ma ostinati, che il tempo non ha cancellato. Chi passava verso il Lazio o le terre umbre vedeva quelle figure stagliarsi contro il cielo. Era un monito: l'ordine del mondo non può essere spezzato senza prezzo. Il Vento ancora ricorda quel supplizio:" Quando spira forte si odono rumori che somigliano ai lamenti delle persone giustiziate dalla ferocia umana. Questo avviene quando con le persone semplici si supera il limite della ragione; le persone reagiscono e il ricordo sta ancora li, a futuro monito della rabbia umana; un monito che ancora oggi sopravvive. Oggi il lucumone è scomparso, e i paesi vivono come frammenti di una storia più grande. Ma il colle resta. I fiumi continuano a incontrarsi. E chi sa guardare, riconosce che quelle terre non sono solo geografia: sono storia, sono mito incarnato, giudizio antico, e memoria che respira ancora sotto i passi. 

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