Alvi 1868

17.04.2026

Di Pietro de Laurentiis

Chiaffredo BERGIA, _Comandante dei Carabinieri di Campotosto- Il brigadiere che uccise il brigante Palombieri di Alvi. 

Tra le storie di Alvi c'è la mitica amicizia che il brigadiere dei carabinieri, Chiaffredo Bergia, comandante della stazione di Campotosto, seppe creare con i pastori e i carbonai di Alvi. All'inizio non fu vera amicizia, ma diffidenza, distanza sospettosa e attenta. Quando l'implacabile Brigadiere di Campotosto arrivò nel 1868, al comando della stazione, gli sguardi erano chiusi, le parole misurate. La popolazione aveva imparato a non fidarsi di nessuno. Eppure proprio lì, tra pietre, greggi e fumo di carbonaie, Bergia riuscì ad avere ragione della feroce banda del brigante Giovanni Palombieri. Proprio dai meriti conquistati sulla montagna di Alvi, l'implacabile brigadiere assurge agli onori della cronaca per diventare leggenda nei meriti militari:" -è stato insignito dell'Ordine Militare dei Savoia – oggi d'Italia- , della medaglia d'Oro al Valor Militare, di un'altra medaglia d'oro, tre di argento, e due di bronzo, tutte al valor militare; diciassette menzioni onorevoli e numerosi encomi". Questo carabiniere ci sapeva fare, sia militarmente che socialmente. Questi meriti non nacquero con le armi, questi meriti nacquero con le parole che il brigadiere seppe profferire con i suoi interlocutori:" Un popolo di contadini, pecorai carbonai, scalpellini e muratori": " come riferisce il vecchio Zilli, di Frattoli Bergia si ritrovò a comandare la stazione carabinieri di Campotosto nel momento in cui il brigantaggio, cosiddetto "politico," stava tramontandosi ed iniziava il cosiddetto brigantaggio criminale: " quel brigantaggio che, per alimentarsi, taglieggiava proprietari terrieri, pastori, carbonai, muratori e attività artigianali". Un pomeriggio, lungo un sentiero battuto dalle greggi, il brigadiere si si fermò accanto a due pastori. "Avete visto uomini armati passare di qui?" chiese. Uno dei due sputò per terra. "Qui passano in tanti.""…E non sono più quelli di una volta," aggiunse l'altro, più giovane. "Prima parlavano 'i re, i regine, e i uerre (di re, di regine e di guerre)… mo' acchiappenh e bast- prendono e basta.» Bergia annuì lentamente. "Appunto. Non è giusto, non è guerra. È furto. "Il vecchio lo fissò meglio. "E tu… che ne si? - e tu che ne sai?- Lu capisch chist ( lo capisci questo?» «Lo vedo,» rispose Bergia. «E lo fermeremo.» Non disse "io". Disse "noi"." Sono nato a Cuneo il primo gennaio 1840, da Battista Bergia e Caterina Bonetto: sono nato contadino, figlio di contadini". La miseria delle mie montagne mi spinse ad emigrare in Francia, fin dall'età di quindici anni e là sono sopravvissuto facendo prima il pastore e poi l'apprendista muratore. Quella vita non la dimenticò mai.E dallo sguardo del Bergia si intuiva che stava dicendo la verità, si vedeva, si percepiva da come guardava gli animali, da come guardava le valli, da come guardava i contadini, i pastori, i carbonai. "Nel 1860 fui chiamato alla leva militare . Feci rientro in Italia e, grazie a quel poco di cultura che avevo, ma soprattutto al fatto che sapevo parlare due lingue, fui sta arruolato nella scuola Carabinieri Reali di Torino". Dopo la scuola mi hanno mandato a Scanno, famosa per la crudeltà dei banditi locali; ed è stato lì che ho iniziato la mia carriera. Il brigadiere volse lo sguardo verso il più anziano e continuò:" Non so se sono stato coraggioso, ma lì ho avuto paura e so cos'è la paura di fare questo mestiere". "Ricordo, dopo lo scontro a fuoco un giovane carabiniere mi chiese:""Brigadiè, ma questi non hanno paura di niente"? Gli risposi, con le mani sporche di polvere da sparo: "Certo che hanno paura. Solo, sanno nasconderla meglio di noi". Il tono era affabile e quel breve colloquio bastò per catturare la simpatia di quei pastori. Quest'anno, 1867, mi hanno promosso Brigadiere, e sono stato assegnato al comando della stazione di Campotosto. "Queste montagne mi ricordano tanto le mie montagne", proseguì il brigadiere con lo sguardo perso nel vuoto. "Il Brigadiere era passato da gregario a comandante." Ora… si godeva la scena, guardando quelle montagne che gli ricordavano tanto le sue montagne. Tra le nostre montagne, con lo sguardo perso nel vuoto, il brigadiere diede il meglio di sé: catturò il brigante Andriani, sgominò tre malviventi nascosti nei boschi di Cesacastina e, infine, ebbe ragione sulla banda Palombieri che taglieggiava tutti per reperire fondi, dopo che si erano prosciugate le elargizioni borboniche. Tutto questo fu possibile perché Bergia sapeva parlare la lingua della gente. Rientrava poco in caserma, Bergia stava sempre in giro, stava sempre in mezzo ai suoi pastori, ai suoi contadini, alla sua gente. Diceva sempre:" per la caserma basta il piantone, io devo fare altre cose". Un'altra sera si sedette accanto a un gruppo di pastori. «Quante pecore portate?» chiese. «Duemila… forse tremila,» rispose uno, diffidente. Bergia indicò un animale. «Quella ha la zoppia. Se non la curate, vi infetta le altre.» Il pastore lo guardò sorpreso. "E tu che ne si? (Tu che ne sai?)""Facevo questo mestiere prima di arruolarmi", rispose, semplicemente. E la seccarella? U sai cha è? - lo sai cos'è?- intervenne un altro. Bergia si chinò. "Bisogna intervenire subito e isolare dal gregge le pecore infette; altrimenti il latte perso diventa fame, fame nera". Disse il Bergia, mentre continuava a guardarei le sue montagne. Come riferito dai pastori, il Brigadiere guardava sempre verso le montagne, guardava il Gran Sasso, guardava i Monti della Laga, guardava le altre cime, come se la nostalgia delle sue montagne si fosse impossessato della sua coscienza:" Veniva rapito dal panorama e per lunghi periodi rimaneva in silenzio, a contemplare".E proprio quei silenzi cambiò la qualità dei suoi dialoghi; quindi l'approccio istituzionale nei confronti del popolo.Non era più diffidenza. Era attenzione.Curare greggi numerose non è cosa semplice. In quei tempi non esistevano veterinari come oggi. Le cure si tramandavano oralmente da pastore a pastore; ed erano i pastori stessi a curare gli animaliE non so come, ma proprio lì, nel settore sanitario, veterinario, si inserì Bergia con i suoi consigli; portando conoscenze nuove dentro una cultura antica.Un giorno un pastore gli disse:«Tu parli strano… ma capisci.»Bergia sorrise. «Anche voi parlate strano.»E scoppiarono a ridere entrambi.Tra dialetti diversi — abruzzese, romano, cuneese — nacque un linguaggio comune.Con i carbonai il rapporto fu ancora più diretto.Tra il fumo delle carbonaie, Bergia osservò il lavoro.«State lasciando entrare troppa aria,» disse.Un carbonaio borbottò: "Mo' 'u carabinierh ci insegna pure u mestiere…"Bergia raccolse un pezzo di legno annerito. "Così non diventa carbone. Si brucia e basta."Il più anziano lo fissò. "Dove hai imparato?""Per mangiare," rispose Bergia:" Lo imparai per mangiare", ripetè, mentre continuava a fissare i suoi monti .Il vecchio annuì. "Allora parla."E da quel giorno, anche i carbonai iniziarono a fidarsi di lui.Dal punto di vista militare, Bergia sapeva sopravvivere all'addiaccio.Dormiva nei boschi per settimane.Si racconta che per osservare i movimenti della banda Palombieri, si nascose per quindici giorni sopra uno sperone roccioso di Alvi, denominato Pianticiano -come si chiama oggi –; un tempo si chiamava "Sopravvalle"-.Un giovane carabiniere, giunto allo stremo delle sue forze, gli chiese:"Brigadiè… ma quanto dobbiamo resistere ancora?""Fino a quando loro pensano di essere invisibili," rispose Bergia.Un'altra volta si nascose in una buca carsica al "Coppo", sopra Alvi, per oltre quindici giorni.Di notte, un pastore lasciò una bisaccia vicino all'ingresso."Brigadiè…" sussurrò."Chi va là?""…Amici."Dentro quella bisaccia c'era pane, formaggio e un pezzo di carne… "una Lummata", come la chiamavano loro.Il giorno dopo, un altro pastore si avvicinò."Li abbiamo visti. Scendono stanotte.""Dove?" chiese Bergia."Sullo Stradone, sotto la Laghetta"Lo Stradone era un largo percorso, polveroso, dove transitavano greggi e armenti durante la transumanza.E lì i briganti colpivano, per estorcere denaro dai passanti.Ma ormai la popolazione aveva capito.Il brigantaggio politico era finito.Quello che restava era solo violenza.Un contadino disse a Bergia:"Prima li nascondevamo. Adesso… basta.""Allora aiutatemi," rispose lui."Ti aiutiamo," disse l'uomo. "Ma non per te. Per noi, perché non ne possiamo più."Bergia annuì. "È giusto così."Furono i pastori, i carbonai, i contadini a cambiare il destino di quella terra.Indicavano sentieri, segnalavano movimenti, lasciavano cibo.E alla fine la banda di Giovanni Palombieri cadde.Bergia fu promosso maresciallo e poi ufficiale; fino a diventare capitano della Legione di Bari.Morì il 2 febbraio 1892, a soli 52 anni, dopo aver ricevuto onorificenze, medaglie e riconoscimenti. …Ma tutto questo appartiene alla storia ufficiale.Alla memoria della nostra gente, alla memoria della nostra terra, rimase vivo il ricordo.Restano i dialoghi ripetuti fino allo sfinimento nelle osterie."Brigadiè, passa a uardà li pecore- passa a guardare le pecore-.""Brigadiè, 'i vist lu granh- hai visto il grano-.""Brigadiè, assitthth- siedidi- e scallete a lu foch."E lui si sedeva davvero.Perché sapeva parlare con tutti: con i pastori, con i contadini, con i carbonai.Un giorno un carbonaio gli disse:"Tu non sei come gli altri."Bergia lo guardò. "No. Sono come voi."E forse fu proprio questo a renderlo leggenda di Alvi.

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